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31 Gennaio 2008
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«Leggi Precedente | Leggi Successiva» Fumetti metropolitani
Un creativo americano incolla 15mila bolle vuote sui manifesti di New York. E la gente si sfoga su questi piccoli spazi per esprimersi. Con risultati sorprendenti...
Basta manifesti. Al bando tutte le immagini che invadono le pareti di stazioni, strade, piazze, bus e metropolitane. Il bombardamento mediatico a cui sono sottoposti i cittadini toglie loro lo spazio pubblico. A combattere il fenomeno che dilaga ci pensa il Bubble Project. L'idea nasce nella mente del giovane art director e designer di New York, Ji Lee.
Stanco dall'invasione mediatica che divora le grandi metropoli a scapito di chi ci vive, Lee decide di partire al contrattacco: ordina 15mila fumetti in un stamperia di Chinatown e con queste armi mediatiche sotto il braccio parte alla riconquista della città. Obiettivo: ricoprire i poster pubblicitari con un fumetto vuoto che consente alla gente comune di esprimersi liberamente.
Grande la sua sorpresa quando rifacendo a ritroso il percorso iniziale munito di una fotocamera digitale si rende conto che le "nuvolette" lasciate sulle pareti cittadine sono piene di commenti divertenti, ironici, a volte molto più impattanti delle pubblicità che li ospitavano. E con la sua macchina fotografica si diverte a registrare il nuovo fenomeno di riconquista della città. Il successo è tale da indurre il giovane creativo a raccogliere i commenti dei normali cittadini sul sito Bubbleproject.com, per poi farne un libro intitolato Talk back. The bubble project.
La risposta dei cittadini a questa richiesta di espressione libera è entusiamante. Lo confermano le migliaia di fotografie scattate dal Lee: le scritte spaziano sui più diversi temi, dalla moda alla religione, dal mondo dei media alla politica. Ironia, senso della polemica, fantasia e immaginazione sono gli ingredienti ideali per graffiare, divertire o semplicemente un modo per consentire a chiunque di "dire la sua".
Ben presto l'iniziativa del giovane designer americano si globalizza e travalica le frontiere degli Stati Uniti: a Buenos Aires, Londra e Dublino si estende l'iniziativa, con lo stesso successo. Ora l'idea è stata ripresa da due creativi di Parma, affascinati dall'idea di Lee. «Per noi – spiega Michele Ampollini - si tratta solo in minima parte di un progetto di azione, è soprattutto un progetto di comunicazione. Funziona distillando l'idea ad altre persone, ad altre città. Si fonda sul tam tam mediatico». E se nella vostra città spuntano come funghi dei fumetti sui manifesti, ascoltate il consiglio: sfogatevi! Anche se fosse soltanto per divertirsi. (Libero News)

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